L’Inferno delle Albe, Ravenna (2017)

Inferno-delle-Albe-Ravenna-2017“Ecco, presa con le dovute pinze la schematizzazione, una situazione analoga si presenta con il nuovo progetto del Teatro delle Albe. Va vissuto come spettacolo o come chiamata cittadina al teatro? Perché Inferno è entrambe le cose. Quale dunque la sintesi? Andiamo con ordine.

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“Quello delle Albe non è un inferno filologico alla maniera dantesca, è una contaminazione di immaginari: passati e presenti. L’Inferno si fa veramente il luogo della perversione dell’io, quello in cui ciascuno si accanisce sul suo prossimo, bercia la propria ossessione, si strugge nella pena,  ma non sa dialogare, non riesce in alcun modo a stabilire una relazione. Ed ecco allora che la presenza purissima di Montanari e Martinelli più che una guida viene a rappresentare una fulgida luce nel buio eterno. Ecco che quell’unità pervicace, serena, limpida, nonostante le masnade di anime perse, marca la traccia di un ritrovarsi che è l’unica possibilità di vita, di vita vera, a questo mondo.” — Giulio Sonno, “Ma io, perché venirvi? Arte e partecipazione nell’Inferno delle Albe,” paperstreet.it (June 23, 2017)

Ravenna16 giugno 2017

INFERNO
Chiamata pubblica per la “Divina Commedia” di Dante Alighieri

ideazione, direzione artistica e regia: Marco Martinelli e Ermanna Montanari
in scena: Ermanna Montanari, Marco Martinelli, Alessandro Argnani, Luigi Dadina, Roberto Magnani, Gianni Plazzi, Massimiliano Rassu, Laura Redaelli, Alessandro Renda e i cittadini della Chiamata Pubblica

Of the plans for the project, artistic directors Marco Martinelli and Ermanna Montanari explain, “The key with which we have translated the Dantesque ‘transcendence of human nature’ is to think of the work in terms of sacred mediaeval representations and the revolutionary mass theatre of Majakovskij: the whole city is a stage, all the citizens are called upon to ‘becoming a place’, to make a community.” For more information, including press releases and awards, see the Teatro delle Albe website.

See also the review by Massimo Merino on doppiozero.it.